(Dis)avventure in Georgia – parte 1

Mi è sempre piaciuto il mese di ottobre: clima ancora mite, colori caldi, zucche e castagne ovunque. L’anno scorso, proprio in questo periodo, ho visitato un paese insolito e fantastico che mi è rimasto nel cuore: la Georgia.
Poteva mancare anche qui una bella (dis)avventura? Questa volta metto il prefisso “dis” tra parentesi perché più che in una situazione sfortunata, io e il mio compagno ci siamo trovati in un vera e propria sceneggiatura degna del teatro dell’assurdo!

Il terzo giorno del nostro viaggio, visto l’improvviso sole dopo due giorni interi di pioggia, abbiamo deciso di visitare uno dei due canyon non troppo lontani dalla città dove alloggiavamo, Kutaisi, il cosiddetto Okatse Canyon.
Il proprietario dell’hotel ci ha detto che arrivarci è piuttosto facile: “Andate alla stazione dei bus e prendete una marshrutka per Khoni. Da lì poi procedete in taxi.” La marshrutka non è altro che un minibus, mezzo di trasporto molto diffuso in Georgia. “Prendere una marshrutka” significa più o meno andare alla stazione, mettersi in mezzo ai veicoli fermi, urlare dove devi andare e aspettare che qualche autista ti venga incontro. Ovviamente, salvo rare eccezioni, si parte solo quando la marshruta è piena.
Prima situazione paradossale: alla stazione, nessun autista sapeva quali marshrutke andassero a Khoni. Quasi scoraggiati, chiediamo a un passante, un ragazzo giovane, se avesse qualche informazione. Purtroppo il malcapitato non parlava né inglese né russo (io parlo un russo veramente spartano), quindi abbiamo optato per scrivere su un bloc-notes il nome della nostra terra promessa, ormai diventata una chimera. A quel punto, il ragazzo ci fa segno di aspettare e si mette a telefonare a qualcuno pronunciando il nome “Khoni” più volte. Una volta finita la chiamata, ci fa cenno di seguirlo e ci porta in un angolo della stazione nascosto, dove non eravamo ancora stati. Il nostro salvatore ci indica una marshrutka in partenza da lì a poco per Khoni. Probabilmente il ragazzo aveva chiamato un amico o un conoscente per farsi aiutare. Non sapevamo come ringraziarlo, ci ha veramente scaldato il cuore e rallegrato la giornata.

georgia marshrutka

Una marshrtuka con tanto di scritte in georgiano. Photocredits: stephingeorgia

Arriviamo finalmente a Khoni, dove uno stuolo di tassisti è già pronto stile avvoltoi de “Il libro della Giungla” ad accogliere eventuali turisti, Mi avvicino a un signore baffuto che ispira simpatia e gli chiedo quanto vuole per portarci al Canyon e riaccompagnarci in città. Baffo mi risponde in russo ma con un forte accento georgiano, per me quasi impossibile da capire. Gli mostro 50 lari (circa 20€) e lui mi spiega che per quella cifra può portarmi sia al canyon sia a una cascata non molto distante. Accettiamo e saliamo in macchina con un misto di eccitazione e curiosità. Durante il tragitto, la conversazione con il nostro autista non è stata un granché, sia perché non capivo cosa stesse dicendo sia perché eravamo troppo concentrati sul suo modo di guidare. Da quello che abbiamo potuto constatare, i georgiani hanno una vera e propria guida spericolata. Limiti di velocità, questi sconosciuti! Come se non bastasse, le strade non sono sempre in condizioni ottimali e spesso sono piene di mucche, maiali e galline che scorrazzano ovunque mangiando ciò che cresce ai bordi della carreggiata. Per evitare gli animali facciamo una vera e propria gincana, con tanto di urli del nostro autista per scacciare via le povere mucche ignare e i loro muggiti contrariati in risposta.

georgia-canyon

Una delle gole del canyon

Dopo essere stati sballottati di qua e di là per una buona mezzora, arriviamo in un luogo strano, una sorta di cava industriale in mezzo alle montagne. Il nostro amato autista baffuto si avvicina e saluta calorosamente un gruppo di altri signori baffuti intenti a guardare gli scavi dall’alto. Tutto il mondo è paese. Scendiamo dalla macchina e Baffo (gli ho chiesto tre volte il nome e per tre volte non l’ho capito) mi indica una sorta di salita ripida e fangosa annunciandomi con candore: “Lassù c’è la cascata! Vi aspetto qua!” Appena finisce la frase, neanche fosse Igor di Frankenstein Junior, sentiamo le prime gocce di pioggia.
Mentre ci avviamo quasi controvoglia verso la nostra meta, uno dei signori baffuti sguinzaglia un cane da caccia e urla: “La vostra guida!” Io, credendo di aver capito male, ho ripetuto la frase ma prima che potessi finirla, il bracchetto era già partito per la salita abbaiando nella nostra direzione, come per dire: “Ehi, voi due, muovetevi!”
Ora, io di cose strane ne ho viste un bel po’, ma sinceramente un cane che fa da guida turistica e conosce il percorso per una cascata sperduta tra le montagne georgiane mancava all’appello.

La nostra guida canina era fantastica: camminava più veloce di noi ma dopo qualche passo rallentava, ci aspettava, veniva a prendersi due coccole e ripartiva. Purtroppo la salita non era facilissima per via della pioggia e del fango che ormai avevo fino alle caviglie. Arrivati a un certo punto, il cane si è fermato, ha annusato l’aria, ha uggiolato un paio di volte e si è piazzato davanti a noi con sguardo autoritario. Ho provato a scavalcarlo ma prontamente si è alzato in piedi mettendomi le zampe sul petto, come se non volesse farmi passare. Stessa cosa con il mio compagno. Dopo averci sbarrato la strada, ha girato i tacchi e ha iniziato a scendere verso il luogo di partenza. Io non ho mai avuto direttamente un cane, sempre e solo gatti, ma ho interpretato questo suo atteggiamento come un “you shall not pass“, un modo per non farci continuare il percorso visto che stava diventando sempre più ripido e scivoloso.

Una volta tornati a valle, pieni di fango e pioggia, abbiamo ringraziato la nostra guida con un po’ di coccole e un pezzetto di khachapuri.
A quel punto, salutiamo il gruppo di signori baffuti e ripartiamo con il nostro autista alla volta del canyon Okatse!

georgia

Il nostro cane-guida (che non stava fermo un attimo) mentre tornava a valle

Fine primo tempo. Non vorrei annoiarvi troppo con un papiro infinito, quindi nel prossimo post vi racconterò com’è finita la nostra (dis)avventura georgiana. Vi avverto, ne vedrete delle belle!

Volete sapere com’è finita? Ecco la seconda parte!

14 pensieri su “(Dis)avventure in Georgia – parte 1

  1. Silvia Demick ha detto:

    La tua disavventura mi ha tenuta con il fiato sospeso! A un certo punto ho pensato: “adesso l’autista li fa scendere nel bel mezzo del nulla e scappa via sgommando” ma per fortuna non è successo 😉
    Che carino il cane guida!
    Alla prossima puntata della tua disavventura!

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