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Disavventure a Tallinn

Non potevo non concludere questo complicato 2016 con una delle mie solite disavventure. Uno dei miei primi post sul blog raccontava un’avventura divertente che potrei includere nella sfera delle “disavventure”: come organizzare un road trip con -20 gradi. Bene, diciamo che questa storia è il seguito temporale. Della serie, il buongiorno si vede dal mattino.

Gennaio 2013. Dopo un rocambolesco viaggio in macchina tra Lettonia ed Estonia con -20°, i nostri eroi approdano finalmente a Tallinn, capitale della piccola repubblica estone. Arriviamo in serata, infreddoliti e affamati, senza nessuna intenzione di uscire al freddo e al gelo. Ma il karma disavventuroso non perdona mai.

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-22° alle 17:30, bene.

Ci piazziamo nella sala comune dell’ostello con tanto di birre, cibo comprato in viaggio e il mitico gioco da tavola Pictionary. La struttura disponeva di un solo computer fisso, in quel momento occupato da un signore piuttosto attempato. Volevo solo collegarmi velocemente a Facebook per comunicare a mia madre il nostro arrivo (la mamma è sempre la mamma). Passano 10 minuti, 20 minuti, 30 minuti, persino 40 ma niente, il nostro eroe dai capelli bianchi è sempre là. A quel punto, complici le due birre già scolate, inizio a lamentarmi con i miei amici e con i ragazzi portoghesi del tavolo accanto un po’ troppo a voce alta, rimarcando il fatto che il computer è di tutti e che dovrebbe esserci un limite per utente. Al che, uno dei portoghesi si avvicina al nostro tavolo mormorando guardingo: “Ieri ha guardato per un’ora video di combattimenti animali su YouTube”. Io e i miei amici ci lanciamo occhiate perplesse, quasi spaventati dalle nostre precedenti lamentele. Mi avvicino di soppiatto al computer, fingendo di ammirare la cartina dell’Estonia appesa al muro. Sbircio lo schermo per cercare di capire cosa stesse leggendo. Due parole catturano immediatamente la mia attenzione: “WHITE POWER”. Ebbene sì, il nostro eroe stava navigando su una specie di forum inneggiante alla supremazia bianca. Facciamo che a mamma mando un SMS!

tramonto mare estonia

Stupendo tramonto sul mare ghiacciato a Parnu, Estonia

Dopo aver rinunciato alla mia dose quotidiana di Facebook e dopo aver vinto clamorosamente a Pictionary, decidiamo di fare un salto al bar dell’ostello, collegato con una porta comunicante, chiusa però a chiave dopo mezzanotte (dettaglio importante per il karma disavventuroso). Entriamo nel bar promettendo a noi stessi: “Massimo una birra e andiamo a dormire”. Dopo circa 10 secondi, perdo completamente di vista i miei amici. Mi siedo al bancone del bar quasi sconsolata, come in un film noir degli anni ’40. Prima che potessi ordinare, sento qualcuno chiamarmi per nome. Era una ragazza estone che studiava a Riga, coinquilina di alcuni studenti Erasmus che conoscevo e mia “amica” su Facebook. Sinceramente non ho idea di cosa ci facesse in quella fredda nottata di gennaio nel bar di un ostello, ma lì per lì non ho chiesto spiegazioni.

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I tetti innevati di Tallinn

La ragazza estone, che chiamerò Helga, propone di festeggiare non so bene cosa ordinando uno shot particolare, “che fanno solo in questo bar”. Va bene. Il barista, prontamente, ci porge un bicchierino pieno di una strana sostanza, sembrava quasi un misto tra Baileys e gelatina di frutta. In realtà il gusto non era neanche male, ma certamente non rientra nella classifica delle cose più buone mai assaggiate. La ringrazio per lo shot offerto, lei prontamente scuote la testa e fa: “Il prossimo giro è tuo”. Dopo aver bevuto una seconda volta quello strano intruglio, le dico  basta, ho esagerato con l’alcol e vorrei andare a letto. Lei si avvicina in un modo non proprio consono agli estoni, toccandomi leggermente la gamba. In quel momento il mio cervello ha un barlume di lucidità e capisco tante cose. Le vorrei dire: “Guarda Helga, mi dispiace averti fatto pensare diversamente, ma a me piacciono quegli essere un po’ più pelosi, che non sanno fare due cose contemporaneamente…capito quali, no?” Invece, complici gli shot zuccherosi e la stanchezza post-viaggio, le dico sorridendo: “Buonanotte!” e fuggo via neanche ci fosse il Demogorgon a inseguirmi.

Ovviamente era passata la mezzanotte, ovviamente la porta dell’ostello era chiusa, ovviamente l’unica entrata era quella dell’ingresso principale – posto all’esterno dell’edificio – ovviamente non mi ero portata il cappotto convinta di andare a dormire presto. Esco fuori con un misero maglioncino e con circa -27° gradi fuori, maledicendomi per la mia idiozia.

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Ho scartabellato il mio hard disk per trovare questa foto ma ce l’ho fatta, il mitico shot di quella serata!

Fortunatamente tutto è bene quello che finisce bene, non mi sono ammalata, non ho dormito sul pianerettolo dell’ostello e non ho più bevuto quello strano intruglio. Il giorno dopo ho inviato un messaggio di scuse a Helga per essere sparita in quel modo. Non se l’è presa e siamo tuttora amiche su Facebook, per questo ho preferito omettere il suo vero nome.

Beh, che dire, sicuramente non sarà facile dimenticare Tallinn! Avete mai vissuto una disavventura simile? Aspetto le vostre storie!

Vi auguro un 2017 pieno di viaggi e di tutto ciò che desiderate! Il mio, sicuramente, sarà pieno di simpatiche disavventure da raccontarvi!

 

19 pensieri su “Disavventure a Tallinn

  1. Eva ha detto:

    Ho avuto la sfortuna di visitare Tallinn in un inverno senza neve (due anni fa). Quando prenotai la nave per metà febbraio avevo sperato di beccare la capitale estone innevata, invece purtroppo era solo freddissima. Poco importa, di quel viaggio ciò He più ci è rimasto impresso non è stata la deliziosa città ma la tempesta in mare con la nave che ondeggiava tra onde di sei metri. La prossima volta an Tallinn in inverno di vado in aereo!!

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  2. Silvia - The Food Traveler ha detto:

    Divertentissima anche questa disavventura di viaggio! Sai che dovresti proprio fare una sezione del blog dedicata a questi racconti?
    Comunque non mi è ancora successo di trovarmi una situazione così “imbarazzante”, ma di trovarmi chiusa fuori dal B&B quello sì 😉

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  3. Daniela - The DAZ box ha detto:

    Ahahah! Che ridere! Quella roba da bere ha un aspetto talmente disgustoso che potrei affrontarla solo dopo diverse birre! Bellissima Tallin cmq, anche se io l’ho vista con i 20° di settembre.
    PS dovremmo gemellare i nostri blog, con il tag #travelunexpected racconto proprio i miei imprevisti di viaggio. Questo tuo episodio rientra perfettamente nella serie! 🙂

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  4. L'OrsaNelCarro Travel Blog ha detto:

    Ciao Buon anno! 😉
    Una volta ci sono stata in ostello e mi è bastata. La nostra camera comunicava con la camera di due (evidenti) fedigrafi che hanno urlato tutta la notte (con in omaggio i classici colpi della spalliera del letto sul muro). Ad un certo punto presa dal terrore che gli altri ospiti avessero solo lontanamente potuto pensare che fossi io la “donna impazzita di gioia” ho battuto i pugni al muro urlando di smettere! Loro hanno tranquillamente continuato fino all’ovvia conclusione.
    Noi eravamo li per il funerale di una mia cara zia, pensa te!
    Il tizio al pc sarei stata a sorvegliarlo per ore! O_O
    Ciao!

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  5. Elisadg ha detto:

    Una cosa del genere mi è capitata in un locale a Roma. In viaggio invece ricordo l’episodio di Barcellona quando in metro con delle amiche abbiamo conosciuto un ragazzo con cui abbiamo chiacchierato fino al nostro ostello. Al momento dei saluti, mentre stavamo chiudendo la porta, chiama me con il nome di un’altra mia amica chiedendomi di appartarsi con lui. La risposta? La porta chiusa in faccia. Ah, che soddisfazione!

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