
“Americanah” di Chimamanda Ngozi Adichie
Come avrete capito dalle mie recensioni precedenti, a me piacciono i libri di viaggio un po’ particolari. Nonostante ami andare a zonzo, mi annoio parecchio a leggere dei reportage fini a se stessi, che descrivono spostamenti asettici e luoghi da cartolina senza contesto. Ho letto un paio di libri così e proprio non mi sono piaciuti. Preferisco decisamente i libri che dietro un viaggio raccontano una storia, celano un significato, ne fanno un vero e proprio simbolismo. In questo caso, nel suo “Americanah” la bravissima scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie racconta un tema a me molto caro: l’emigrazione, l’integrazione e il ritorno in patria.

Non so quale sia la vostra strategia con i libri, ma la mia è la seguente: se un libro non mi prende già delle prima pagine, è difficile che vada avanti, anche se si tratta di un romanzo strafamoso. Anni fa, appena finito il liceo, mi sono imbattuta in questo libriccino di Tabucchi e l’ho prontamente abbandonato a metà. Il mese scorso l’ho ripreso in mano e l’ho divorato in una sera. Questo perché, a mio parere, nella nostra vita c’è un tempo per ogni cosa, evidentemente a 19 anni non avevo ancora raggiunto la maturità necessaria per apprezzare quest’opera.




