Recensione: Elif Shafak – La bastarda di Istanbul

Elif Shafak la bastarda di istanbul

“La bastarda di Istanbul” di Elif Shafak

In questo periodo per motivi lavorativi non riesco a viaggiare come vorrei, purtroppo. Nell’attesa cerco di volare con la mente facendo una vera e propria scorpacciata di libri. Tra i tanti, mi sono imbattuta anche ne “La bastarda di Istanbul”, uno dei romanzi più belli che ho letto quest’anno. Anche in questo caso, come per il già recensito “L’anno della lepre” di Paasilinna, ci troviamo di fronte a un libro di viaggio un po’ insolito. Nonostante ci sia un vero e proprio spostamento fisico Arizona-San Francisco-Istanbul, la maggior parte della vicenda si svolge proprio nella capitale turca.

Armanoush, 19enne nata negli Stati Uniti da padre armeno e madre americana, ha da sempre un rapporto conflittuale con le sue due nazionalità. Da una parte, la famiglia armena cerca di spingerla verso le sue radici paterne, mentre dall’altra la madre, profondamente anti-armena e risposata in seconde nozze con uomo turco per ripicca verso l’ex marito, prova con fare insistente e soffocante a far trionfare nella vita della figlia la cultura a stelle a strisce. Armanoush, sempre più confusa e spaccata a metà, decide di contattare all’insaputa di tutti la famiglia del suo patrigno, Mustafa Kazanci, per farsi ospitare a Istanbul, città natale della nonna paterna, andando così alla ricerca di un passato misterioso sperando di ritrovare se stessa.
La famiglia di Mustafa è composta da sole donne: le quattro sorelle Kazanci, un po’ per un destino crudele un po’ per superstizione, vivono tutte nella stessa casa, insieme alla madre di questa grande famiglia e alla nonna. A completare il quadro c’è la ribelle Asya, figlia 19enne della più anticonformista delle quattro sorelle, chiamate tutte da lei indistintamente “zia”. Asya e Armanoush stringeranno un’amicizia fuori dal comune, contro ogni pregiudizio e schema preimpostato. Le due ragazze, soprattutto Armanoush, impareranno una lezione di vita impareggiabile, che solo chi sa aprirsi ad altre culture senza timori può capire.

Il libro è un vero e proprio romanzo corale: narrato in terza persona, le vicende passate e presente dei personaggi della storia si intrecciano formando una storia colorata, proprio come un tappeto turco. Istanbul non è solo la città-sfondo della vicenda, ma un’anima viva, con i suoi venditori di ciambelle al sesamo e il suo bazar, cuore pulsante della capitale. Ogni capitolo è ricco di piatti della tradizione turca, descritto così minuziosamente che leggendolo mi è venuta fame più di una volta. Protagonista culinario assoluto è l’ashure, una sorta di budino con frutta secca e semi, amato da tutti i personaggi del romanzo. I suoi ingredienti diventano così parte della storia, dando il proprio nome ai capitoli del libro e apparendo nei momenti più inaspettati.
La cosa che più mi è piaciuta del romanzo è proprio il graduale avvicinarsi di queste due culture, rappresentate da Asya e Armanoush, che la tradizione vuole nemiche ma che si riscoprono più simili di quanto credano.

Curiosità: dal libro è stato tratto un riadattamento teatrale made in Italy, andato in scena se non sbaglio proprio quest’anno. Tra gli attori c’era la famosa Serra Yilmaz, attrice turca “feticcio” del regista Ozpetek, che interpreta una delle zie di Asya, Banu. Se qualcuno ha visto lo spettacolo mi faccia sapere la propria opinione, sono curiosa.

Avete letto questo libro? Cosa ne pensate?

 

5 pensieri su “Recensione: Elif Shafak – La bastarda di Istanbul

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