museo titanic belfast

Una visita al museo Titanic Belfast

Tutti noi conosciamo la tragica storia del Titanic, soprattutto grazie allo smelenso film di James Cameron con protagonisti Leonardo Di Caprio e Kate Winslet. Ma oltre alla storia d’amore finita male c’è di più. Il museo Titanic Belfast celebra non solo la costruzione dell’enorme nave, ma anche tutto il duro di lavoro di chiunque abbia messo mano – concretamente o meno – al progetto: dall’operaio al cameriere, dal direttore della compagnia navale al capitano. 

A primo impatto, ciò che colpisce è sicuramente la struttura del museo Titanic Belfast. Progettato per ricordare la struttura della nave, in realtà il colore chiaro e gli angoli appuntiti lo fanno sembrare quasi un iceberg. Un misto tra vittima e carnefice.

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La struttura esterna del museo

L’esposizione all’interno del museo Titanic Belfast suo interno segue un filo logico, partendo dagli albori della costruzione, terminando con il ritrovamente del relitto. Il translantico RMS Titanic fu costruito proprio a Belfast dalla compagnia navale Harland and Wolff , proprietari anche delle due gru gialle “Samson” e “Goliath” che dominano lo skyline della città. All’epoca la non ancora capitale nordirlandese era in piena espansione commerciale e presto divenne la città più industrializzata dell’isola dell’Irlanda, superando persino Dublino.

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Le due gru gemelle

La parte che più mi ha colpito emotivamente è sicuramente la visita virtuale al cantiere navale. Con una sorta di veicolo, si scende giù fino a quelle che erano una volta le caldaie e il motore, ascoltando le storie di chi ha materialmente contributo alla costruzione del Titanic. Le condizioni erano durissime, i 15000 operai lavoravano 54 ore a settimana per 16 scellini. Alcuni di loro persero parzialmente o totalmente l’udito per via dei forti rumori metallici a cui erano quotidianamente esposti. Una volta terminata la giornata lavorativa andavano ad annegare la propria stanchezza in una pinta di birra al pub e poi a casa a riposare, pronti per una nuova massacrante giornata.

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Le cabine mobili che portano i visitatori giù al cantiere

Nonostante il Titanic venne interamente costruito a Belfast, non fu questa la città di partenza del suo viaggio fatale. Nel 1912, primo e ultimo anno di vita del translantico, la nave lasciò il  porto irlandese per dirigersi a Southampton in Inghilterra e poi salpare alla volta di New York. Nessuno degli abitanti di Belfast sospettava il triste finale, quella mattina erano tutti là, con le lacrime agli occhi e il petto gonfio d’orgoglio, a salutare il gigante buono e sfortunato.

La parte che mi è piaciuta di più è sicuramente quella delle vite private dei passeggeri. Oltre a spiare le cabine, mi è piaciuta l’analisi dei loro bagaglio e e alcuni retroscena delle vite delle persone a bordo. Molti, tra cui la maggior parte degli italiani, erano degli emigranti, lasciavano il loro paese natale per far fortuna in America. C’è una frase che mi ha colpito molto, proprio all’inizio dell’esibizione. Ecco la foto un po’ amatoriale, trovate la mia traduzione sotto per chi non masticasse bene l’inglese:

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“Nella prima decade del XX secolo, più di 8 milioni di europei emigrarono in Nord America. New York era la porta principale verso una nuova vita. La maggior parte degli emigranti lasciava il proprio paese per cercare una vita migliore.“. Insomma, non dovremmo mai dimenticare che un secolo fa gli emigranti eravamo noi.

Un biglietto di terza classe costava quanto uno stipendio medio mensile di un’operaio. Moltissime persone lavoravano a bordo per pagarsi il passaggio e poi iniziare una nuova vita negli Stati Uniti, considerata da molti la verra terra promessa. Il naufragio del Titanic fu una tragedia umana di proporzioni immense. Oltre a distruggere le vite dei passaggeri, distrusse anche i loro sogni e quelli delle loro famiglie, le speranze di chi pregava che i propri cari potessero trovare fortuna dall’altra parte dell’oceano.

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Gli abitanti di Belfast mentre salutavano il Titanic

Le stanze dedicate al naufragio sono buie e opprimenti, quasi volessero ricalcare le sensazioni provate dall’equipaggio e dalle persone a bordo. Si possono leggere i messaggi di SOS lanciati dal comandate di bordo e ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti. Un pannello luminoso mostra anche le varie fasi dell’affondamento, dalla collisione fino ad arrivare alla famosa rottura in due della nave, scena vista anche nel film di James Cameron.

Ma cosa successe dopo il naufragio? Sebbene fosse il 1912, quindi lontani dalle tecnologie odierne, la notizia ebbe un eco mediatico non indifferente. I membri dell’equipaggio furono costretti al silenzio stampa, perciò la maggior parte delle ricostruzioni furono riportate grazie ai passeggeri sopravvissuti.  Alcuni dati vennero omessi e solo dopo quasi 24 ore furono comunicati i dettagli della tragedia, senza però numero delle vittime. Una parte del museo è dedicata ai giornali internazionali e alla copertura mediatica che il naufragio ricevette. C’è anche una pagina de “Il Secolo”.

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Dopo le stanze buie e cupe sul naufragio, si passa a una sorta di cinema. Inizialmente credevo proietassero il film di Cameron, già temevo il peggio. Fortunatamente no, lo schermo proietta i primi filmati del relitto, ritrovato nel 1985. Si può anche camminare su una ricostruzione grafica di quello che resta del translantico. Fa un certo effetto, posso garantirvelo.

Se vi interessa l’argomento nautico, potete visitare anche l’SS Nomadic, costruita a Belfast come nave tender per il Titanic. Dopo quasi un secolo di servizio,La SS Nomadic è tornata ora a Belfast per il restauro e per essere esposta al pubblico. Si può fare un giro tra le stanze di questa imbarcazione, decisamente più piccola del translantico più famoso al mondo, ma non certamente meno carismatica.

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Il ponte della SS Nomadic

Come arrivare al museo Titanic Belfast: dal centro, si può prendere il glider G2, il tram superveloce che attraversa la città. La fermata è Titanic Belfast, il costo della corsa è di 2£.

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Il museo visto dalla SS Nomadic

Avete mai visitato un museo interattivo? Vi piacciono? A me molto.

Disclaimer: post scritto in collaborazione con Titanic Belfast, che ringrazio nuovamente. Le opinioni, come sempre, sono le mie. 

3 pensieri su “Una visita al museo Titanic Belfast

  1. L'OrsaNelCarro Travel Blog ha detto:

    Che esperienza toccante e immersiva dev’essere stata! Ne ho tanto sentito parlare di questo museo e mi aspettavo sinceramente la solita carrellata di cimeli e pannelli interattivi, invece credo che mi piacerebbe per come l’hai descritto!
    Speriamo che mi capiti l’occasione per andarci presto! 😉

    Mi piace

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