Antonio Tabucchi – Notturno indiano

antonio tabucchi notturno indiano recensioneNon so quale sia la vostra strategia con i libri, ma la mia è la seguente: se un libro non mi prende già delle prima pagine, è difficile che vada avanti, anche se si tratta di un romanzo strafamoso. Anni fa, appena finito il liceo, mi sono imbattuta in questo libriccino di Tabucchi e l’ho prontamente abbandonato a metà. Il mese scorso l’ho ripreso in mano e l’ho divorato in una sera. Questo perché, a mio parere, nella nostra vita c’è un tempo per ogni cosa, evidentemente a 19 anni non avevo ancora raggiunto la maturità necessaria per apprezzare quest’opera.
Ecco la mia recensione di “Notturno indiano” di Tabucchi:

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roma tramonto

5 cose da non dire a un romano

Non importa da dove veniate o che lingua parliate, su una cosa possiamo concordare quasi tutti: l’accento romano ispira simpatia. Sarà la sua calata un po’ pigra, sarà la sua spacconeria innata, saranno i film di Sordi e Verdone, visti e rivisti da bambini. Mi è sempre piaciuto andare in giro per l’Italia o per il mondo e sentirmi riempire di complimenti sulla mia città, neanche l’avessi fondata io. Però, come in tutte le storie, c’è un lato oscuro. A volte questo simpatico accento dalle C strascicate e dalle parole spezzate a metà può essere un fardello. Non importa dove andrà, se a 50 km da casa o al Polo Nord, al romano verranno dette e chieste sempre le stesse cose. Ne ho raccolte 5, spero che qualche mio concittadino ne possa aggiungere altre:
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cimitero Skogskyrkogarden stoccolma

Stoccolma insolita: il cimitero Skogskyrkogården

Guardo fuori dalla finestra. Il cielo è grigio e pesante, una neve leggera e debole fa la sua prima comparsa, la temperatura già sottozero. Beh, che dire, non proprio uno scenario ideale. Mentre mi rifugio nella mia privata oasi tropicale mentale, penso agli inverni passati e a quanto sia bello camminare tra la neve mentre splende il sole. Fortunatamente, qualche anno fa, durante il mio soggiorno a Stoccolma ho potuto sfruttare un meraviglioso fine settimana soleggiato di fine novembre. Oggi vorrei raccontarvi del cimitero Skogskyrkogården, un luogo particolare e intenso, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

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cosa vedere yerevan cascade

Cosa vedere a Yerevan: guida alla capitale dell’Armenia

Dopo avervi raccontato la capitale georgiana Tbilisi, vorrei dedicare questo post a una città che ci ha stupiti parecchio: Yerevan. Già da prima di partire, ero combattuta su cosa aspettarmi o meno dalla capitale armena. Su alcuni blog la dipingevano come un ammasso di cemento in stile sovietico, altri sconsigliavano di restarci per più di due giorni. Come ho già fatto in passato, mi sono detta “non ti curar di loro, ma guarda e passa” e ho visitato Yerevan a cuor leggero. Il risultato è stato sorprendente, non solo ci sono un sacco di cose da vedere, ma è anche una città moderna e all’avanguardia.

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