Cosa vedere in Albania: Gjirokastra

Gjirokastra è stata la seconda tappa del nostro viaggio in Albania, subito dopo una giornata di stupore e meraviglia a Tirana. Anche questa cittadina montana è riuscita a stregarci a modo suo, tra un castello deserto, un vino troppo forte e un braciere per riscaldarci.

Il primo interrogativo di tutti una volta approcciata questa città è il seguente: ma qual è il suo vero nome? La forma ufficiale albanese è Gjirokastra, mentre in alcuni dialetti viene chiamata Gjinokastër. Il nome italiano è Argirocastro, quello greco è Argyrokastro e gli inglesi la chiamano Gjirokastër, tanto per confondervi ancora di più le idee. Insomma, una vera e propria crisi d’identità!

 

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A proposito di crisi d’identità… ma questi due gatti??

 

Scherzi e confusione a parte, Gjirokastra (uso la forma albanese per comodità) vale davvero la pena, a mio parere è una tappa imperdibile in Albania.

Un po’ di storia

Gjirokastra, come moltissime città della zona, ha un’origine davvero antichissima: le prime tracce risalgono addirittura al I secolo d.C. Il centro abitato raggiunse una certa importanza durante l’impero Bizantino, grazie alla sua posizione strategica e alla sua fortezza sulla collina. Più tardi, venne prima annessa all’impero Ottomano e poi riconquistata dal mitico Alì Pascià di Telepeni, politico albanese nominato persino nel’arcifamoso romanzo “Il Conte di Montecristo”.

Le influenze greche si sentono moltissimo (tant’è che Gjirokastra viene considerata il centro principale della minoranza greca d’Albania), ma sono sicuramente le inflessioni turche a dominare questo incantevole patrimonio Unesco. Il centro storico di Gjirokastra, chiamato appunto bazaar, è formato da delle case ottomane costruite nei primi decenni del XIX secolo, dalla forma utile e funzionale: il pian terreno, infatti, veniva adibito a magazzino, mentre il primo e il secondo piano erano riservati rispettivamente all’inverno e all’estate.

 

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Le case tipiche di Gjirokastra

 

L’enorme castello è un altro punto forte di Gjirokastra. Dall’alto, ricorda una sorta di nave da guerra minacciosa, pronta a difendere a ogni costo la sua città. Sebbene il castello venne costruito nel XII secolo, la struttura fu ampliata e sistemata solo diversi secoli dopo, sotto la ferrea guida del già nominato Alì Pascià. Quasi cent’anni dopo, nel 1930, re Zog decise di tramutare questa bellissima struttura in una prigione, costruendo segrete e celle in ogni angolo. Durante il regime comunista, neanche a dirlo, le carceri furono utilizzate per rinchiudere gli oppositori politici (e buttare la chiave, quasi sicuramente).

 

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Cielo a pecorelle…?

 

La parte più bella del castello, a mio parere, è la stupenda torre dell’orologio. Si trova in un punto strategico, in alto e circondata dalle montagne. Purtroppo non ci si può salire, è in fase di ristrutturazione. Però il panorama da qua toglie veramente il fiato. Vi consiglio di andarci al tramonto, il riflesso del sole sulle montagne è qualcosa di veramente magico.

 

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Torre dell’orologio

 

Curiosità: in una delle parti del castello, c’è un museo militare. Tra i tanti archibugi, cannoni e carri armati, c’è anche il relitto di un aeroplano della US Air Force “catturato” durante il regime di Hoxha proprio per simboleggiare la resistenza comunista alla temute potenze occidentali.

 

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L’aereo caduto nel 1957

 

Gjirokastra non è solo famosa per le sue peculiari case e per l’imponente castello. La città, infatti, ha dato i natali a due personaggi importanti nella storia albanese, sebbene per due motivi quasi diametralmente opposti. Qui, nel 1936 nacque Ismail Kadarè, uno dei più famosi scrittori contemporanei del paese. Circa trent’anni prima, invece, proprio a Gjirokastra venne al mondo Enver Hoxha, spietato leader (e dittatore) dell’Albania dal 1944 al 1985.

Dove mangiare: abbiamo mangiato in uno dei ristoranti più famosi di Gjirokastra, mi pare fosse persino il primo in classifica su TripAdvisor. Si chiama Kujtimi, è un posticino delizioso gestito da una famiglia ospitale. Qua, ovviamente, abbiamo mangiato ‘sto mondo e pure quell’altro, spendendo circa 15€ in due. Il vino, poi, era davvero spettacolare, mi sono praticamente sbronzata con un bicchiere solo!
Ah, la vista da questo ristorantino è veramente spettacolare:

 

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La vista. Sì, quella luce in alto è il riflesso del lampadario!

 

Dove dormire: anche qui mi sento vivamente di consigliare il nostro albergo Stone Rooms 1850. Abbiamo dormito in una casa tipica, con tanto di arredamento caratteristico. La sera la temperatura è scesa quasi a 0 gradi, anche in casa faceva molto freddo. Non essendoci il riscaldamento, la proprietaria dell’albergo ci ha portato un braciere antichissimo – un vero salto indietro nel tempo! – e delle più moderne coperte elettriche. Inoltre, ci ha preparato la cena (una buonissima pita con gli spinaci) e portato delle mele tagliate a spicchi con tanto di cannella sopra, davvero squisite! La pita l’avevamo ordinata noi, ma la mela è stata totalmente sua iniziativa, sono quei piccoli dettagli che rendono il soggiorno ancora più gradevole.

 

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La vista dal nostro albergo e il loro adorabile gattino

Vi lascio una delle mie solite domande un po’ marzulliane: voi bevete alcol in viaggio? Cosa vi piace assaggiare?

 

5 pensieri su “Cosa vedere in Albania: Gjirokastra

  1. Silvia - The Food Traveler ha detto:

    Io bevo anche da sola a casa, anche se detto così fa molto alcolizzata. In realtà mi piace molto il vino per cui a un bicchiere di rosso in inverno e di bianco in estate non so rinunciare. In viaggio mi piace assaggiare i vini locali, o la birra, a seconda dei casi.
    I due gatti quasi siamesi fanno molto bambine di Shining 😉

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  2. L'OrsaNelCarro Travel Blog ha detto:

    hahahaha stavo per dire la stessa cosa di Silvia sui gatti quasi-siamesi 😀 Che attenzioni la padrona della locanda! Sono quelle cose che ti fanno innamorare ancora di più di una destinazione, lasciandoti un ricordo piacevole e la voglia di raccontarlo in loop! Se solo fosse così tutte le volte 😉 Ahh quell’aeroplano! *_* Ci avrei consumato il telefono a fotografarlo! E il gatto bianco? Ha l’espressione di chi se la gode proprio la carezza *_*

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  3. Alessia ha detto:

    Mi piace la birra e in viaggio tendenzialmente assaggio quella. Ma se ci sono altri alcolici tipici, beh non mi faccio problemi e assaggio pure quelli come per esempio il raki a Creta o lo schnapp a Vienna😉 Bellissimo racconto di viaggio Giulia e… bellissimi mici💟 l’ultimo è talmente coccolo da sembrare un peluche!!

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  4. inworldshoes ha detto:

    Io bevo solamente vino bianco (poco) o birra che mi piace molto! Il rosso non lo sopporto ed i super alcolici su di me fanno subito effetto stronca reputazione! ahahha Dai tuoi articoli riesco a percepire l’aria buona e profumata delle città di montagna, il legno, il profumo degli alberi e la bellezza di una nuova scoperta in un paese che sta affascinando molto anche me! Bello bello bello!

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